RECENSORE: Francesca di Mattia, .

Titolo: Nei nervi e nel cuore. Memoriale per il presente

Autore: Rosella Postorino

Editore: Solferino (Milano)

Anno edizione: 2024

Pagine: 224

ISBN: 9788828215622

Memoriale per il presente
di Rosella Postorino

 

Questo libro di Rosella Postorino sfugge alle definizioni semplici: non è solo un memoir né una raccolta di riflessioni, ma un vero e proprio “diario pubblico”, come l’autrice stessa lo definisce. Un’opera che nasce dall’urgenza di interrogare il presente a partire da sé, trasformando l’esperienza individuale in uno strumento di indagine collettiva.
Postorino, nei suoi romanzi, ha sempre esplorato le dinamiche più misteriose e contraddittorie dell’animo umano. Tra i suoi lavori spiccano Le assaggiatrici (Feltrinelli, 2018), vincitore del Premio Campiello, che l’ha consacrata presso il grande pubblico – da cui è stato tratto l’omonimo film di Silvio Soldini (2025) – e l’ultimo romanzo, Mi limitavo ad amare te (Feltrinelli, 2023), finalista al Premio Strega.
La scrittrice, classe 1978, sceglie qui una strada diversa e più esposta: quella dell’autonarrazione. Una scelta che non rinuncia al rigore, ma che anzi lo intensifica, mettendolo al servizio di una scrittura che si confronta direttamente con l’interiorità. Non è un caso che l’autrice rivendichi il doppio ruolo di editor e di scrittrice: le due attività sono complementari, e fanno parte di un unico processo creativo.
Il titolo di questo “palinsesto” di temi, emozioni ed incontri richiama esplicitamente una suggestione di Cesare Pavese, tratta da Il mestiere di vivere, e introduce uno dei nuclei centrali del libro: il legame tra infanzia, destino e identità. L’infanzia, in particolare, emerge come origine profonda di ogni percorso esistenziale. Il racconto autobiografico prende avvio dallo sradicamento vissuto da bambina – il trasferimento dalla Calabria alla Liguria –, percepito come una frattura, una sorta di “cacciata dall’Eden” che segna in modo duraturo il suo sguardo sul mondo.
Da questo nucleo personale il discorso si allarga progressivamente, assumendo una dimensione più ampia e stratificata. A questo proposito il libro si avvicina, per intenzione e metodo, alla scrittura di Annie Ernaux, capace di trasformare la memoria individuale in materia storica e collettiva. Postorino, infatti, utilizza il suo vissuto come una lente con cui osservare dinamiche più vaste: i rapporti familiari, il senso di appartenenza e di classe, il desiderio di riscatto con la decisione di vivere a Roma, la necessità della letteratura che “dà voce all’illecito, all’inconcepibile”, le fragilità che contraddistinguono l’esistenza contemporanea.
Particolarmente intensa è l’analisi dei legami familiari, soprattutto quello con il padre, segnato da silenzi e distanze, ma anche da un progressivo e complesso riavvicinamento. Emerge inoltre con forza il tema del corpo, inteso non solo come dimensione privata ma come spazio politico. Il corpo della donna diventa luogo di esperienza, di conflitto e di consapevolezza: Postorino affronta senza reticenze questioni legate al desiderio maschile e femminile, al pudore (come quello per il suo seno di adolescente, che la espone agli sguardi e che vorrebbe nascondere) e alla maternità, mettendo in luce le ambivalenze e le tensioni che le caratterizzano.
Uno degli aspetti più coraggiosi del libro è proprio la riflessione sull’essere madre, descritta come una scelta per nulla scontata, attraversata da dubbi radicali e da una consapevolezza dolorosa della finitudine. In questo la scrittura si fa strumento di indagine etica, capace di interrogare senza offrire risposte semplici.
L’approccio di Postorino è sempre rigoroso. Il suo rigore non è solo stilistico, ma “incornicia” e tratteggia le emozioni che esprime, per spiegarsi e spiegare le sue traiettorie intime e geografiche.
Lo stile è lucido, spesso analitico, ma con improvvise aperture emotive.
Postorino mantiene sempre una tensione tra ordine e caos: da un lato vi è il bisogno di dare forma e senso all’esperienza – come quella ancestrale e selvatica della Calabria, con i suoi riti e tabù –, dall’altro la consapevolezza di una dimensione più oscura e sfuggente, che resiste a ogni tentativo di sistemazione definitiva.
Il libro possiede una forte coerenza interna ed elabora un discorso unitario sul presente, toccando anche eventi collettivi come la pandemia e le sue conseguenze sociali. In questo modo l’io narrante non si chiude mai in se stesso, ma resta costantemente in dialogo con il mondo.
Il significato più profondo dell’opera emerge nel finale, dove un sogno legato alla figura materna assume un valore simbolico decisivo. La scrittura appare qui come qualcosa che precede e fonda l’autrice stessa, quasi una necessità originaria che chiede di essere riconosciuta. È un’immagine potente, che restituisce il senso ultimo del libro: la scrittura come strumento per abitare il mondo, affrontarne le contraddizioni e dare voce a ciò che spesso resta taciuto.
Nei nervi e nel cuore è dunque un’opera esigente ma fortemente autentica, capace di parlare al lettore esponendo, senza difese né consolazioni, la complessità dell’essere umano. Ed è forse proprio questo il suo valore più grande.

 

 

 

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