RECENSORE: Sara Degasperi , .

Titolo: Non perderti niente.

Autore: Luca Barbarossa

Editore: Mondadori (Milano)

Collana: Vivavoce

Anno edizione: 2021

Pagine: 179

ISBN: 978-88-04-73918-0

di Luca Barbarossa

“Era il 1994 e di cose che non andavano ce n’erano parecchie, tanto da scatenare in me una reazione contraria. Sentivo l’esigenza di fare una lista di tutte quelle che meritavano di essere salvate: insomma, più che una canzone era un’arca”. Oggi, Luca Barbarossa, per i suoi sessant’anni, si regala – e ci regala – in un certo senso l’evoluzione di quella canzone, una nuova scrittura che rintraccia nella memoria momenti fondamentali della sua carriera, della sua storia, e la arricchisce di altre riflessioni.
Leggendo questo romanzo autobiografico, sembra proprio di stare dentro il videoclip della canzone Le cose da salvare e vedere illustrare con particolari inediti ogni singolo verso.
Il cantautore romano ci accompagna con grande umanità dentro la sua vita raccontando delle emozioni e degli incontri che l’hanno popolata, nella gioia dei molti traguardi raggiunti e nella sofferenza di delusioni e momenti difficili di cui scrive anche per la prima volta. E di luci ed ombre, di consapevolezze e fragilità, scrive con la medesima sensibilità e sincerità, mostrandoci un’inquietudine feconda, una continua tensione alla ricerca della Bellezza e dell’Armonia della vita, anche quando gli capita di percepirne la dolorosa mancanza. Come nel caso di un primo grande amore che non riesce a salvare da una “sofferenza indicibile”, nel dolore di dover arrendersi al fatto che “l’amore non basta” e che “nessuno può salvarti se non vuoi salvarti tu”.
Con la scanzonata intelligenza che abbiamo imparato ad apprezzare e con la leggerezza che in pochi sanno dare a concetti profondi, Luca racconta di un percorso fatto di impegno, di scelte compiute rimanendo fedele a sè stesso in un mondo, quello dello spettacolo, che talvolta lo rende particolarmente difficile.
Nella narrazione s’intrecciano vicende storiche (il terrorismo e gli orrori della guerra in Iraq, l’attentato a Falcone) ed esperienze personali importanti, come quelle vissute con la Nazionale Cantanti che gli permettono di incontrare tanti mondi diversi dal suo e di prendere con sè stesso un impegno; “non perdere di vista le cause giuste, portarle nelle mie canzoni, rendermi utile in qualche modo”, perché una società indifferente “non è una società sicura”. Una passione politica sincera, quella di Luca, che viene vissuta nella concretezza delle scelte di ogni giorno. Chi lo segue nel suo programma radiofonico Radio 2 Social Club e chi l’ha conosciuto nell’ascolto delle sue canzoni ritroverà in questo romanzo autobiografico tutto il suo bagaglio umano e creativo.
In primo luogo, l’amore autentico per la musica, quella compagna di vita che “ti salva, ti ferisce e ti guarisce”, a cui si rapporta come ad un valore, con coerenza e fedeltà, cercando di non perdere la purezza che si riserva alle passioni di una vita, quelle per cui si sogna di vivere. A tratti sembra di vederlo ancora suonare in Piazza Navona e nelle Ramblas, nella strada che definisce come la sua seconda casa, il posto da dove viene e cui sente di appartenere. E leggendo, come accade ascoltandolo in radio, si ha spesso l’impressione di vedere lo sguardo stupito di un ragazzo che gode nel fare musica, si diverte e si sente privilegiato per poter fare il mestiere che ama e grato per la facilità che oggi gli consente di duettare con gli artisti che l’hanno formato e che continua ad esercitare su di lui una specie di incanto.
Nel libro compaiono molti personaggi noti che, per la strana connessione che ci lega agli artisti che amiamo, sono – al pari di Luca – “amici” di tutti noi (i colleghi con più esperienza come Cocciante, Morandi, Mogol, Dalla, Venditti, De Gregori, l’amico Marcorè, la sorellina Mannoia e il Maestro Pavarotti) e molti altri personaggi della politica e dello sport che popolano la memoria collettiva. E tanti oggetti che raccontano delle sue passioni, una memoria incarnata che, a differenza dei ricordi su memorie digitali, “ti vengono a cercare, ti chiedono il tuo tempo anche quando non sei pronto a darglielo” e costituiscono la materialità della vita: la Vespa con cui arrivare al mare, gli “stivali da rodeo”, il giradischi, il librone degli spartiti dei Beatles, la racchetta Maxima Torneo e le scarpe da tennis.
Un posto speciale è riservato a Roma, la sua amata città presente nella canzone d’esordio fino all’ultimo album in dialetto romano, e alla Roma, la sua squadra del cuore, quella per cui si sente di aver fatto “una scelta precisa: soffrire per tutta la vita, (…) tra lutti e miracoli” che “quando la Roma è grande, è grandissima”.
E dopo averci portati in giro per il mondo nelle sue pagine, Barbarossa riserva l’ultima parte di questo romanzo ai rapporti importanti, quelli da coltivare e proteggere: la scelta, che rende felice e terrorizza, di formare una famiglia e poi la bellezza di essere marito e padre, di vedere la vita che si rinnova negli occhi dei propri figli, nei loro talenti e nelle loro passioni.
Ciò che rimane alla fine del libro è la sensazione di aver incontrato un uomo al quale della vita “piace tutto, ma proprio tutto”, non troppo diverso da quel ragazzo insonne e affamato di vita, con il “cuore sempre in viaggio”, per il quale “dormire è perdere delle ore, è mancare agli incontri, è staccare le dita dalle corde”. Un uomo che non si ferma e continua a cercare, a camminare, forse solo in altre direzioni. “Spesso i percorsi più inesplorati sono quelli che stanno dentro di noi. Non è piccolissimo il mondo là fuori, rispetto a quello più vasto, infinito, degli affetti, dei sentimenti?”, scrive.
Viene voglia di seguirne l’esempio: stilare la propria lista di cose da salvare e buttarsi nella vita, con o senza chitarra in mano, per non perdersi proprio niente.

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