Quando la vita cambia
a cura di Stefanie Risse, prefazione di Mariangela Giusti
Circolo di scrittura autobiografica a distanza
Una antologia di racconti a più voci è certamente una sfida. Quando cambiano le autrici/gli autori, ma il tema – in questo caso “la svolta” – rimane unico, frammentazione narrativa, da una parte, e monotonia, dall’altra, sono alle porte. Se si tratta poi di racconti autobiografici nati all’interno di un Circolo di scrittura autobiografica, il rischio aumenta, il rischio che non si avverta quell’ affondo nella dimensione dell’universale umano richiesto ad ogni opera che voglia superare i limiti del vissuto personale.
Svolte vince le tre sfide e si impone come una eterogenea ma organica mappa emotiva in cui i tanti io che popolano i racconti porgono al lettore una domanda di senso.
Uno il tema, certo, ma molti i territori attraversati: affetti e studi, luoghi e lavoro, identità e perdita, malattia e rinascita. E ancora: uno il tema, ma diverse le scelte narratologiche e formali, che creano il ritmo interno complessivo della raccolta con l’alternarsi di testi brevi e fulminanti, oppure più distesi e centrati sulla riflessione o su un racconto di fatti che sempre, comunque, ad una riflessione rimanda. Un procedere, insomma, lineare o frammentato che segna la molteplicità degli sguardi con cui il ricordo è rivissuto e nello stesso tempo offerto alla considerazione del lettore. Sguardo di chi vuole in rapidi tratti narrare e svoltare sulla svolta raccontata o di chi, invece, preferisce quasi riassaporarla, riviverla nei singoli istanti con una modalità, direi, fotografica; sono questi i casi di svolte più segnate dal dolore, un dolore superato di cui si vogliono ora aprire le porte.
In questo gioco di specchi tra uniformità e varietà, l’arma vincente è la struttura anulare che abbraccia in una cornice di significato i 51 racconti: dal primo, breve ed illuminante, in cui si sottolinea come nella vita di ciascuno di noi siano presenti svolte molteplici, all’ultimo, che di tale pensiero è la dimostrazione chiara, perché centrato proprio su un caso di ”svoltismo”, come l’autore stesso definisce la sua storia. Incastonati in questo anello, gli altri 49 racconti, con una ideale linearità temporale, racchiudono svolte che illuminano momenti cronologici precisi, dall’infanzia alla vecchiaia, e ci ricordano che il cambiamento non ha età.
Scorrendo le pagine della raccolta è immediatamente palese come le svolte, nella loro ineludibile diversità, riguardino ambiti ricorrenti, che è interessante investigare. La formazione, innanzitutto, si rivela punto nodale della storia personale di molte autrici e molti autori, sia come incontro con importanti figure di educatori, sia come scelta di un percorso scolastico o universitario. E non è da meno la svolta nella dimensione lavorativa, frequente semaforo verde in una strada quasi destinata a chiudersi al traffico della vita, nonché il cambiamento di luogo, in un intreccio, questo, di perdita e di apertura, passaggio geografico e passaggio interiore, cardine esistenziale che definisce una identità. Alcune svolte più di altre si consumano silenziose nella intimità dell’anima: sono quelle che rivelano una presa di coscienza, un riconoscimento di sé e delle proprie idee, o quelle in cui domina la malattia e la capacità di abbracciarla come compagna di vita. Focus centrale sono certamente gli affetti, forti, indissolubili, ma anche segnati dalla perdita, dal lutto e dalla lacerazione, ferite che penetrano profonde per poi rimarginarsi e diventare rinascita.
Colpisce come in diversi racconti la svolta sia costituita proprio dall’incontro con la scrittura autobiografica e con la LUA; scrivere di sé, allora, non è qui solo narrare una svolta: è diventare la propria svolta. Si tratta di una soglia: un ingresso in un tempo interiore nuovo, in cui l’esperienza finisce di essere solo accadimento e diventa memoria consapevole e narrazione.
Questi racconti restituiscono alla scrittura autobiografica un valore riferibile a tutta la raccolta: raccontarsi – scegliere cosa dire, come dirlo, cosa tacere –è un atto che modifica il rapporto con il proprio passato. Non si tratta solo di ricordare, ma di dare un nome a quanto era confuso o frammentario e un significato a ciò che era caos e dolore. E non è soltanto una presa di coscienza, ma anche un atto di liberazione e uno spazio in cui riconoscersi e, talora, perdonarsi.
Scavo interiore, allora, e luoghi dell’anima personali costituiscono l’asse portante della raccolta e raggiungono il lettore – l’abbiamo chiamata “terza sfida” – non solo in quanto gli parlano, ma perché, con i temi che propongono, lo costringono a piegarsi sul proprio io e riconoscere il senso che abita ogni vita.
Lo spessore di un libro – ne sono convinta –si percepisce anche se esso pone delle domande che chiedono ascolto, ma rimangono aperte perché non trovano (o non cercano?) l’assoluto di una risposta.
Ce n’è una, di domanda, che percorre i nostri racconti, talora taciuta, talora palese ed esplicita…
“Per tutto questo mi sono convinta che il caso sia il fiammifero che accende il fuoco di ogni grande cambiamento. Ma sarà davvero caso?” (Patrizia Petrosino
, “C’era una svolta”)
“Tutti noi siamo sempre esposti alle conseguenze delle decisioni prese da altre persone. Siamo sia guidati che pilotati. Alcuni lo chiamano destino, i religiosi credono nella provvidenza del loro dio.” (Matteo Wagner, “La svolta”).
E qui l’io, il centro di ogni racconto autobiografico, incontra l’universale. “Svolte” è anche ascolto del loro dialogo.