di Maricla Sellari
Ho incontrato questo libro per la prima volta mercoledì 22 aprile 2020: ero seduta al pc e stavo scaricando le email arrivate in giornata sull’indirizzo caraluatiscrivo@gmail.com, la casella di posta dedicata al progetto promosso dalla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (LUA) “Scrivere di sé ai tempi del Coronavirus”, svoltosi nel periodo marzo-luglio 2020 e rivolto a chi desiderava scriverci per raccontarsi in concomitanza del confinamento.
Con l’amica Sara Degasperi, ci alternavamo a rispondere personalmente a chi ci inviava la propria scrittura e ogni giorno predisponevamo un post da pubblicare sulla pagina Facebook della LUA per favorire la solidarietà in quella situazione di isolamento. Con alcune persone era iniziata una fitta corrispondenza e Maricla Sellari era una di queste; la più prolifica, oserei dire.
Il 22 aprile ricevemmo i primi tre capitoli di “Voci e Volti”, il 26 aprile altri tre e poi via via arrivammo a venti alla fine del mese di maggio (la parte …Uno del libro); ma il suo obiettivo era più ambizioso: lei voleva arrivare a quaranta per coprire simbolicamente tutto il periodo della quarantena dovuta alla pandemìa (la parte …Due).
Nacque così una vicinanza tra noi e, pur non essendoci mai incontrate di persona, da allora ci siamo tenute in contatto e lei mi ha aggiornata, strada facendo, sull’andamento delle sue scritture. Nel luglio del 2023 mi inviò la versione integrale di “Voci e Volti”; il coraggio di Maricla aveva vinto e lei ce l’aveva fatta a portare a termine la sua impresa, nonostante le varie difficoltà incontrate sul suo cammino.
A quel punto, si pose la questione se pubblicare o meno il suo testo; fortunatamente, con lo stesso coraggio che l’aveva connotata in fase di scrittura, Maricla decise di accettare la proposta di una casa editrice. Ed è così che oggi possiamo entrare nel suo mondo perché -come lei scrive- “…I libri per leggerli si debbono aprire, come si aprono le porte, le finestre, le braccia. Con questo gesto ci portano nel mondo, nel loro mondo. Dai libri non escono le voci, eppure, non so se è capitato anche a voi, di alcune pagine mi sembra di aver ascoltato il racconto…”.
Le pagine del suo libro attraversano, con grazia e intensità, ricordi personali, dialoghi telefonici, frammenti letterari, avvenimenti presenti e passati che lei intreccia con delicatezza e forza allo stesso tempo, consapevole del tempo che passa, ma anche delle proprie radici.
Ecco allora apparire le presenze femminili: la prima -quella che l’autrice chiama la sua équipe– è connotata da rapporti che testimoniano solidarietà e sorellanza tra donne con le quali “… sottile, sottile nasce un legame, profondo, che unisce al nostro nome la nostra storia personale, e, sempre sullo sfondo la storia dei nostri rispettivi paesi…”. Poi ci sono altre tipologie di amiche, da quelle più giovani come Alessandra che “… ha sofferto la solitudine… [e con la quale ha]… cercato di essere presente… al risveglio e alla sera, nei momenti in cui si ritraeva in se stessa…” fino a Maria Grazia, un’amica “…che la vita mi ha regalato in tarda età. Siamo coetanee e vicine… nelle scelte, nel desiderio di aiuto reciproco, ma anche vicine con il cuore. Qualcosa che non ho mai provato prima…”.
Non meno significativi i ricordi sulle date storiche che ricorrono in quarantena: un 25 aprile 2009 trascorso nelle Langhe dove “…le colline… sono coltivate come un merletto…”, le scampagnate fuori porta del primo maggio di quando era bambina “…una festa di famiglia. Sempre all’aria aperta, lanciando sguardi interrogativi al cielo, quando minacciava pioggia…”.
Altrettanto evocativi i capitoli dedicati alla vita professionale di Maricla e ai luoghi che ha visitato nei quali si intersecano gli incontri, l’attenzione per le relazioni interpersonali e la capacità di stare in ascolto, memorie preziose in un tempo nel quale predomina la solitudine forzata e l’impossibilità di spostarsi da un luogo all’altro, un tempo dove la casa è diventata il mondo.
Finalmente, nel luglio 2020, si può ripartire e, a pagina 104, troviamo l’autrice a Camaldoli dove può “… dire di essere felice. Sempre… una gioia sottile mi attraversa l’anima. Sono abitata dalla bellezza dei luoghi… mi sento una ‘debuttante’ nel mondo. So di poter fare il primo passo con fiducia…”.
Il capitolo conclusivo, dedicato al futuro, incarna la sua filosofia di vita là dove dice “…Non mi interessa la felicità, ma la pienezza. Si può essere in cammino verso la pienezza della vita senza per questo sentirsi particolarmente felici…” e, citando le parole di Oliver Sacks, riconosce che “… il sentimento che predomina in me è la gratitudine… sono stata un essere sensibile, un animale pensante su questo grazioso pianeta e questo lo considero in sé un’avventura e un privilegio…”.
Il libro è una testimonianza forte dell’essere sensibile di Maricla che, grazie alla perseveranza e alla ‘resistenza’, ha potuto ripercorrere la sua storia di vita, dandole nuova forma attraverso la scrittura autobiografica e trovando un significato esistenziale alle esperienze vissute, trasformando così una difficoltà in un’occasione di crescita personale.

