Mi sono diplomata infermiera professionale — allora si diceva così — alla Scuola per Infermieri di Bergamo nel 1985, iniziando poi a lavorare nel reparto di Nefrologia e Dialisi. Erano anni in cui informatica e ricerca clinica muovevano passi veloci, anche se internet ancora non c’era e nelle reperibilità si usava il cercapersone. Ma soprattutto era il tempo delle cartelle cliniche scritte a mano e delle consegne annotate su grandi registri cartacei. Quando arrivava la chiamata per un trapianto, tra i documenti preparati in fretta s’inseriva un biglietto con poche parole semplici: “Forza, andrà tutto bene”.
Poi ho intrapreso un’altra strada e, per oltre trent’anni, ho lavorato in una multinazionale. Sul mio biglietto da visita — sempre rigorosamente in inglese — cambiavano gli appellativi ma il senso del mio lavoro restava lo stesso: coordinare servizi di assistenza infermieristica domiciliare, condurre percorsi formativi per i curanti e sviluppare iniziative educative rivolte a pazienti, familiari e caregiver.
Dal 2023, avendo più tempo a disposizione, mi dedico alle attività per le quali mi sono formata negli anni: studi di psicologia e medical humanities. Frequento la Libera da circa quindici anni, dai primi seminari ai percorsi di Graphein, Mimesis–Morphosis, Biblos, Ta Eis Heauton e al Corso di Formazione per Formatori tra i più recenti.
Sono volontaria del Circolo dei Narratori della rete bibliotecaria della provincia di Bergamo e collaboro con le insegnanti dei corsi di alfabetizzazione per migranti utilizzando la scrittura autobiografica come pratica di socializzazione, integrazione culturale e appartenenza al territorio. Conduco gruppi di lettura e scrittura autobiografica e laboratori di Medicina Narrativa.
“La scrittura si fa così ago, filo, forbice, scampolo nuovo”[1]: ho preso alla lettera queste parole di Duccio Demetrio iniziando una nuova esperienza laboratoriale, quella di usare ago e filo per scrivere di sé, praticando le metafore del ricucire, del rattoppare, del ricamare i frammenti della nostra vita e di unirli in un grande patchwork collettivo, nello spirito della Libera e con gratitudine alle persone che qui ho incontrato.
[1] Duccio Demetrio, da Un Lettore ci vuole, L’esperienza del Circolo dei Lettori ad Anghiari, a cura di L. Bacci e V. Sofia, Ed. Mimesis/Quaderni di Anghiari, 2025, pg. 28

