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4-6 settembre 2026 Anghiari

L’ Autobiografia nelle età della vita
Duccio Demetrio

La vita scriveva Eugenio Borgna, celebre filosofo e psichiatra, in uno dei suoi ultimi libri autobiografici (Il fiume della vita. Una storia interiore, 2020), assomiglia a un fiume e tale è la nostra storia, come già gli antichi filosofi greci avevano detto e scritto. È simile allo scorrere imprevedibile del tempo: ora ventoso, ora tranquillo, ora asciutto: senza più un filo d’ acqua ristoratore, né risorse umane alle quali abbeverarsi. Voltandoci, vediamo scorrere controcorrente il nostro passato. Borgna aggiungeva che tuttavia: “I ricordi non affiorano se non vai a scovarli negli angoli più remoti della memoria. È un nostro dovere infatti rileggerli e trovarli in noi stessi e con coscienza ascoltarli per la prima o per l’ultima volta (…) Poiché sono la nostra identità, nonostante i molti anni trascorsi, le mille vicende vissute.

Ma altri ricordi, non solo quelli dell’infanzia, o della adolescenza, sosta dopo sosta lungo le rive di quel nostro torrente vitale, man mano li incontriamo anche nelle fatiche e negli entusiasmi della giovinezza, nelle cure e nelle preoccupazioni dell’adultità, nelle circostanze più disparate, e, poi, negli anni fragili e rassegnati della vecchiaia e degli addii. Quando la memoria, se non la coltiviamo avvalendoci della scrittura autobiografica, è destinata ad essere soffocata dall’ oblio.

Proseguiva Borgna: “Non puoi i ricordi cancellarli, come se non fossero mai esistiti. Nel momento in cui li richiami alla mente li fai rivivere, almeno per un attimo e – allora scoprirai – che non sono morti del tutto, non sono scomparsi completamente nel nulla”. Non scompariranno, perché i ricordi difesi e salvati dalla memoria che si avvalga della scrittura per raccontare il mondo, sono un lascito prezioso che ogni età e “fase” dell’esistenza non ha abbandonato al caso, anzi, ha voluto custodire per gli altri. Però nemmeno ci basta vivere il tempo come una cronologia, contando il succedersi delle ore, dei giorni, delle fasi dell’esistenza, degli anni. È una presa di coscienza del nostro compito esistenziale: se siamo persone attente allo scorrere del fiume della vita, che viviamo ancora nel dedicarci sempre più ad approfondire il nostro tempo pensoso e il più taciturno; è quel tempo che imparammo a coltivare dall’infanzia (se aiutati e educati a questo) alla maturità e alla vecchiaia. Quando scopriamo che nell’autunno, o già nell’inverno, queste stagioni ci invitano a scrivere la nostra storia, per riappacificarci con quel fiume non più torrenziale ma tranquillo dei ricordi, che grazie alla penna della maturità torna a raccontarci la sua versione della nostra storia.  Quando la memoria orale, da sola, non basta a proteggere il nostro tempo segreto e intimo. Allora sarà il nostro desiderare la scrittura ad aiutarci, se le parole scriveranno in umiltà  la consapevolezza di aver vissuto  le esperienze che non vogliono lasciarci soli e che ci aiutano a comprendere quanto: “Il tempo – scritto – sia necessario alla comprensione della vita, della vita che nasce e della vita che cresce vertiginosamente nella adolescenza  e nella giovinezza, che a mano a mano declina e sconfina nella vecchiaia. In ogni età della vita cambia il nostro modo di vivere il passato, il presente e il futuro, ma non sempre ne siamo consapevoli”. (Borgna)

La scrittura autobiografica alimenta la consapevolezza di quel che fu, è, e potrà essere ancora la nostra esistenza.

Ma, allora, dovremo chiederci: quando nel corso della vita mi accorsi che stavano mutando in noi sensibilità e sentimenti, modi di pensare ed anche di amare? Forse, soltanto coloro che abbiano mantenuto un legame con la memoria e con la scrittura, con il sogno di diventare libro, diario, racconto delle esperienze cruciali attraversate, delle parole degli altri, potranno decifrare il senso di cambiamenti e soste.

La scrittura di quel che proviamo, abbiamo provato o creduto di vivere non solo sigilla autobiograficamente quel che supponiamo di aver compreso, imparato, amato e saputo donare ad altri. Quando la vecchiaia, il tempo ultimo dell’inesorabile fiume della vita, impara ugualmente ad offrirci gioie impreviste, apparse insieme a chimere presto dimenticate ormai inaccessibili, concepite in un inno alla vita, alla memoria, alle pagine più decisive della nostra storia: eloquenti tanto più se le abbiamo sapute intonare non in solitudine bensì in una comunità di voci e di scritti.

 

Il programma sarà disponibile all’inizio dell’estate e dal 10 Giugno sarà possibile iscriversi.

 

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