Recensione di Massimo De Bortoli
Il libro nasce dal bisogno generalizzato degli operatori soci sanitari, volontari e familiari, che hanno a che fare con ammalati terminali, di trovare modi relazionali consoni alla particolare situazione che si viene a creare quando una persona è prossima alla morte. Diventa difficile comunicare sia con l’ammalato sia con i familiari, specialmente quando l’interlocutore è un minore. I tratti originali del testo sono diversi: ogni racconto riportato non è una storia clinica ma un messaggio di senso che si potrebbe collocare tra l’etica, la filosofia e la pedagogia. Il volume intende descrivere e proporre l’hospice non come un luogo dove si va a morire ma come un luogo dove si prepara un evento importante sia per chi morirà sia per chi rimarrà in vita. I racconti e le riflessioni contenuti nel libro, per il lettore, sono sia spunti di riflessione sia indicazioni operative per relazioni efficaci fra curanti e ammalati e fra questi ultimi e i volontari. Il libro propone l’eterno problema se dire o no all’ammalato sia tutta la verità sulle sue condizioni cliniche sia l’andamento della malattia. Il volume propone alcune pratiche su come mantenere, vivo il ricordo del proprio familiare deceduto: il morente ha sempre qualcosa da insegnare a chi lo avvicina, e questo è il denominatore comune dei racconti.
Oltre ai contributi dei curanti e dei volontari, nella parte finale il libro si avvale degli elaborati degli studenti del 5° anno del Liceo Scientifico “Le filandiere” di S. Vito al Tagliamento (PN). Questo lavoro è frutto di un laboratorio di scrittura condotto dal prof. Massimo De Bortoli e di alcuni percorsi di studio svolti in aula da docenti di varie discipline su temi di bioetica, sul significato esistenziale e religioso della morte, sulla letteratura che affronta il tema del morire e del morente.
Le testimonianze dei morenti condurranno i passi del lettore nei luoghi più profondi, nascosti e misteriosi della loro essenza, là dove abitano i sentimenti, i valori, le lacrime dell’anima. Inoltre, messaggio ancora più importante, porranno l’accento su come la vita di relazione è l’unica strada processuale per la dinamica delle persone, dei sentimenti e per la formazione dell’identità di ciascuno.

