Recensione di Massimo De Bortoli
L’età anziana è un periodo in cui, se si ha la fortuna di vivere in salute e con buone relazioni ambientali, i ricordi sgorgano limpidi e lucidi e sembrano voler rivelare all’uomo o alla donna che li raccoglie tutto il loro luminoso potenziale. Non si tratta di un vacuo esercizio per favorire piccoli protagonismi, ma di un’opera paziente e gentile di accompagnamento alla ricerca delle perle nascoste della vita. Così è infatti il lavoro e la scrittura di Norberto Lafferma, collaboratore territoriale della LUA che vive e opera nel Cantone Ticino (CH), paziente, gentile, accurato nella selezione delle proposte di scrittura, nell’attenzione didattica, a tratti didascalica, verso i propri corsisti e verso il lettore dell’ultimo libro che Lafferma ha tratto dalle sue esperienze di conduzione di laboratori di autobiografia. Se c’è una parola che meglio può esprimere il senso del contatto con le parole di Lafferma, questa parola è grazia. La formazione autobiografica si regge su un fondamento instabile, non ancora sempre accettato sia nelle pratiche che negli ambienti teorici, basato su un doppio legame: da una parte l’empatia profonda che mette in gioco la soggettività nel modo più radicale, scegliendo di occuparsi della vita e non dei ruoli che essa assegna alle persone; dall’altra la cura e l’attenzione che vanno posti all’allestimento della situazione formativa, senza le quali l’autobiografia rischierebbe di trasformarsi in un esercizio di chiacchiera con tratti paranoidi.Entrambi questi aspetti sono presenti nel lavoro di Lafferma che utilizza la musica come strumento per produrre linguaggio e sperimenta in modo gioioso ma controllato nuovi dispositivi e tecniche d’aula con i suoi corsisti anziani. Una delle pagine più interessanti è quella dove l’autore racconta di aver distribuito ai partecipanti al suo laboratorio dei piccoli carillon, con i quali produrre ognuno la sua melodia ed evocare immagini e ricordi per avvicinarsi al senso delle cose. Un libero gioco creativo, come quello dei fanciulli, senza pregiudizi e senza il peso schiacciante della tradizione musicale rigorosa che pure è richiamata sullo sfondo. C’è un’aria del migliore romanticismo che circola tra le esperienze narrate da Norberto, come un desiderio di azzurro che avvertiamo tra le vallate e gli specchi d’acqua brillanti del Ticino. E’ da quella stagione storica e culturale che deriva l’idea che la musica possa rappresentare un linguaggio autonomo, persino privilegiato per cogliere l’Assoluto o per sconfiggere temporaneamente il dolore di vivere. Nessun titanismo però, solo la ricerca di attimi di bellezza che possano riempire di senso e intensità lo sguardo rivolto all’indietro di chi ha percorso molta vita.
Il libro di Norberto Lafferma vuol essere anche un utile veicolo di tecniche, dispositivi, suggerimenti per il lavoro d’aula. Le esperienze sono documentate in modo semplice e preciso, così come abbondano le scritture dei partecipanti per offrire al lettore la testimonianza del coinvolgimento e materiale per ulteriore analisi. Sotto quest’ultimo aspetto le pagine del libro forniscono anche materiale documentale di interesse per eventuali approfondimenti di ricerca etnografica.
Infine il tema del rapporto tra la musica e la vita. Come le ricerche di psicologia cognitiva e le neuroscienze stabiliscono in modo convergente, esiste un’affinità intrinseca tra la musica e la struttura plastica del cervello rintracciabile nella dimensione ritmica e nella organizzazione temporale dell’esistenza. Il lavoro di Lafferma è una bella testimonianza di questa profonda analogia, di come la tessitura degli eventi sia anche una partitura musicale. Se la musica può diventare vita attraverso la sollecitazione del ricordo d’esperienza, allora anche la vita, raccontata e difesa dall’oblio dell’indistinto attraverso le parole, può diventare musica. Le autobiografie musicali in cui Lafferma invita i partecipanti a comporre in forma di collage i momenti della propria vita come in un pentagramma sono una rappresentazione vivida e commovente di ciò.

