RECENSORE: Maria Luisa Pozzi, .

Titolo: L'Agnese va a morire.

Autore: Renata Viganò

Prefatore: Sebastiano Vassalli

Editore: Einaudi (Torino)

Anno edizione: 2014

Pagine: 250

ISBN: 978-8806222178

Argomenti: narrativa, narrativa di genere, narrativa storica, classici, narrativa contemporanea

Se, come me, siete nate poco prima o durante la guerra e vorreste dare senso ad immagini confuse che vi sono rimaste da qualche parte nella memoria, allora leggete “L’Agnese va a morire”, di Renata Viganò.
Leggetelo anche se siete giovani e volete sapere cos’è stata la Resistenza. Se non siete di quelli che dicono “Che palle, con questa guerra. Basta, è acqua passata.” Leggetelo se siete nati vicino al Po o lo amate dovunque siate nate. Ritroverete la magia del grande fiume nelle parole della Viganò.

L’Agnese è una povera, grassa contadina che si guadagna la vita lavando i panni ai signori.
Vive con il marito, Palita, e un gatto. Dopo l’8 settembre, Palita glielo portano via le SS e non lo vedrà mai più. Il gatto, l’unico ricordo del marito, le viene ucciso, per divertimento, da un soldato tedesco, che Agnese massacra con il calcio del suo stesso fucile e con la forza delle braccia che hanno lavato tanti panni. Poi deve fuggire e raggiunge i partigiani. Diventa una staffetta, porta ai gruppi armi, messaggi e cibo. È precisa e coraggiosa, modesta , “Se sono buona…” risponde quando le viene chiesto di fare qualcosa.

La guerra partigiana è combattuta sul Po, nel caldo torrido estivo, pieno di zanzare e nella neve e nel gelo invernale.
D’estate, i partigiani “andavano con le barche dentro il canale verde, viscido come una lumaca. Ai lati le canne erano alte, ma non facevano ombra; il sole passava fra i gambi diritti, nudi, come da un’inferriata, e bruciava sull’acqua, sulle erbe a galla che parevan bisce morte. Il paradello, quando il partigiano lo sollevava per la remata, ne portava attaccati dei fasci dondolanti che sbattevano spruzzi in faccia a quelli delle barche: erano gocce tiepide, pesanti, sembravano unte.

Un inverno “la pioggia e la nebbia si cambiarono in neve, il rumore dell’acqua morì in un grande silenzio. La neve veniva giù dal cielo bianco, si fermava sugli alberi, sui tetti, si scioglieva nei canali, cancellava le cavedagne, era una cosa pesante, monotona, infingarda..”

Ed è in questa distesa di neve che si perde la guida che doveva portare i partigiani in salvo, nelle file anglo-americane. I partigiani sono riconosciuti da un civile italiano che si affretta a denunciali alle SS. Ne segue una strage a cui “nessuno poteva scampare. I partigiani sparavano l’ultimo colpo e morivano.
Un libro triste ma che va letto. Per non dimenticare quelli che sono morti per lasciare a noi un’Italia migliore.

Consigliato da Maria Luisa Pozzi

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