Autore: Anna Cecchini (a cura di)
Titolo e sottotitolo: Una finestra su San Giovanni, Voci di memoria tra passato e presente sui luoghi dell’abitare
luogo di pubblicazione: Cattolica (RM)
anno di pubblicazione : 2009
Dimensioni: 17×24
Numero di pagine: 481
No ISBN
Pubblichiamo del libro l’introduzione della curatrice: Anna Cecchini.
A più voci
La storia di un territorio vive nelle storie di vita dei suoi abitanti che, messe insieme e confrontate, possono rafforzare valori condivisi e partecipati, far riscoprire il senso di appartenenza a una comunità, a un luogo. L’interrogare il passato incontra i bisogni del presente. Lo stimolare memoria sociale ridona un senso di identità, di legame con il territorio valorizzando il passato non in senso nostalgico, ma come necessità per conoscerci meglio, per non perderci.
La raccolta delle storie dei luoghi e delle genti a San Giovanni in Marignano per definire il ‘900 è stata possibile grazie alla collaborazione di molti cittadini che, con le loro testimonianze, hanno contribuito a tener viva la memoria riportando fatti e storie di vita considerati degni di essere conservati come patrimonio culturale e sociale da custodire e tutelare.
La ricerca è stata attuata da un gruppo di abitanti, biografi volontari, che, dopo aver sperimentato con grande entusiasmo e dedizione la propria autonarrazione e l’incontro con i propri ricordi, si è messo in ascolto delle storie degli altri, intrecciando relazioni e risonanze con coloro che “non hanno voce”, invitandoli, attraverso colloqui autobiografici, a riflettere sul proprio passato, rendendo i narratori protagonisti. Il raccontarsi è stato riconquista della voce singolare.
Quello che ognuno ha detto di sé, della propria esperienza, ha rappresentato la base per costruire una cornice di senso ed attuare poi una analisi sui saperi collettivi collocati nel tempo, nello spazio e nella cultura di queste genti.
Sere e sere di incontri, confronti per condividere le storie trascritte: le abbiamo lette attentamente, “esaminate”, “smontate” per ritrovare i nessi, le salienze e le tracce comuni. È stato un momento interpretativo forte dei diversi documenti autobiografici, con una presa di coscienza e riflessività collettiva. Più creativa è stata poi la rielaborazione del testo, che ha richiesto una “messa in intrigo” non pensabile all’inizio del percorso.
Come il pifferaio di Hamelin ho usato il suo potere per “richiamare” le tante voci, ritrovando la relazionalità e la coralità delle esperienze nelle storie, individuando la continuità, le analogie, le ridondanze, la frammentarietà, la differenza e la singolarità tra le diverse narrazioni.
Per “montare” le storie ho cercato di elaborare creativamente giochi di risonanze multiple, considerando i soggetti attori narranti. Li ho immaginati seduti insieme in Piazza Silvagni a conversare o a dialogare in coppia passeggiando per le vie del Corso, dove, dalle finestre socchiuse, tacite menti ascoltavano ed elaboravano ricordi agganciandosi proprio a quei detti. Un po’ come una nota fa risuonare altre note, così ogni parola ne mette in movimento altre e le invita a risvegliarsi.
Con un lavoro di presupposizione e interpretazione ho cercato di avvicinarmi al loro mondo interiore, considerando il raccontare un’operazione sociale.
Racconti di vita unici, circoscritti, dialoghi a più voci, conversazioni a “botta e risposta” con connessioni di più monologhi interiori, di respiri che si agganciano, che risuonano dal profondo del cuore, mettendo in gioco le tante parole che hanno raccontato, rispondendo, passo dopo passo a un’unica voce, che narrava la peculiarità meravigliosa di ogni testimonianza.
Voci multiple, con-vocate dai racconti singolari. Le parole divengono scambi, danno spazio a reciproche interrogazioni, ad altri significati, aldilà di quella storia a cui ognuno è ordinato; un “canto a più voci” nel quale, il timbro di ognuna è presente come singolarità, ma nel quale c’è risonanza , dove ciascuno dei partecipanti sente così di avere ritrovato la propria voce. Raccontare significa elaborare storie, mettendo in scena una realtà soggettiva attraverso affermazioni fatte sul reale. La scelta delle parole in attinenza, analogia, crea atmosfere narrative specifiche, che cercano di dar forma a visioni e sentimenti quanto più possibili vicini ai narratori, con toni genuini, incisivi, godibili, coinvolgenti.
Ed ogni piccolo frammento di ogni singola autobiografia ha ridato voce e valore alle tante storie che insieme sono nate.

