RECENSORE: Giorgio Macario, .

Titolo: I ricordi mi vengono incontro.

Autore: Edgar Morin

Editore: Raffaello Cortina Editore ()

Anno edizione: 2020

Pagine: 736

ISBN: 9788832852196

di Edgar Morin

“Benchè scaturiscano dalla mia memoria, questi ricordi non sono Memorie che obbediscano a un ordine cronologico. Sono arrivati e mi hanno invaso a seconda dell’ispirazione, delle circostanze, interpellandosi a vicenda, e alcuni ne hanno fatto emergere altri dall’oblio.”
Così Edgar Morin (in realtà Edgar Nahoum), filosofo e sociologo francese, massimo esponente delle ricerche sulla complessità ed in particolare sul ‘pensiero complesso’, alla vigilia del suo centesimo compleanno raggiunto l’8 luglio 2021, ha iniziato la sua particolare ‘autobiografia biografica’.
Il suo scritto, completato nel giugno del 2019 e guidato da un particolare registro di tipo associativo, intreccia infatti la sua intera esistenza con la grande storia del XX secolo, estendendo le sue osservazioni fino ai primi due decenni del nuovo millennio. E’ infatti indubbia la natura autobiografica di questo poderoso scritto che supera le settecento pagine, ma traspare continuamente anche lo sforzo biografico che lo vede affrontare segmenti esistenziali di grandi e noti personaggi storici, così come di figure meno note ma altrettanto importanti perché rappresentano amicizie ed amori che l’autore si premura di salvare dal possibile oblio. Il tutto intrecciato a riflessioni ed analisi che rendono evidente la capacità di Morin di districarsi nei meandri del ‘pensiero complesso’ con esemplificazioni semplici e piacevoli che consentono una migliore comprensione dei diversi passaggi effettuati e delle prefigurazioni anticipatrici di scenari futuri. Una prima traccia dello sforzo compiuto dall’autore può essere evidenziata da un semplice dato quantitativo legato alle persone citate lungo il testo -riassunte nel conclusivo ‘Indice dei nomi’ lungo ventidue pagine-, persone che ammontano al considerevole numero di millecinquecentosessantasei. Diversi di questi nominativi vengono poi richiamati lungo il testo più e più volte nelle narrazioni che rievocano diversi periodi della vita dell’autore e se il primato va agli amori dell’autore (Violette, Edwige e Johanne, in primo luogo), insieme alla figura del padre Vidal, spiccano le figure storiche di Stalin, Mitterand e Sartre.
L’unico filo conduttore nella successione di passaggi indicata dall’indice sembra essere quello esemplificato dall’autore nel titolo del suo testo, ‘I ricordi mi vengono incontro’. E appare significativo il confronto fra inizio e conclusione del libro. Il testo prende infatti avvio dai richiami degli ‘Incontri con la morte’ vissuti dall’autore, sia durante l’infanzia che nella vita adulta, mentre, in sintonia con l’affermazione “La morte mi ignorò durante la mia adolescenza”, si avvia alla conclusione con un capitolo dedicato all’adolescenza. Una volta, quindi, condiviso ed esorcizzato in qualche modo un incontro rimandato nel tempo e certamente ineluttabile, dopo essere andato incontro ad un affastellarsi di ricordi connessi ai luoghi (Tolosa, Lione, Berlino, Roma, l’Italia, la Spagna, l’America Latina, l’Inghilterra e gli Stati Uniti, per non citare che i principali), agli avvenimenti storici (la ‘strana guerra’, la Resistenza, la guerra d’Algeria, la Primavera di Praga, la guerra di Iugoslavia, e molti altri),  alle figure politiche, storiche e culturali significative incontrate (tra gli altri: Wilebaldo Solano, Mitterand, Heidegger, Castoriadis, Mauro Ceruti, Régis Debray, Alain Touraine) ed agli affetti e amori della propria vita, Morin ci fornisce una chiave di comprensione ulteriore del suo pensiero e della sua vita parlandoci dell’adolescenza identificata con  un esplicito riferimento agli ‘esordi’. E lo fa condividendo con il lettore i diversi ‘accessi’(sembrerebbe agli sviluppi della sua esistenza futura): gli accessi all’arte, alla musica, al cinema, al teatro e alla politica. Ma, soprattutto, l’accesso alla letteratura cui dedica diverse pagine a partire dalle sue letture precoci dai 6 anni in poi e mai interrotte lungo il corso della propria esistenza: dai racconti di Perrault ai romanzi di avventura, da Tolstoj a Dostoevskij, da Pascal a Rosseau, per approdare a Hegel e Marx, terminando con Proust che “è stato per me, con Céline, il più grande scrittore del XX secolo.” Ma lascerei alle sue parole, in conclusione, le considerazioni su come questi ultimi autori citati abbiano potuto favorire l’accesso ai suoi studi pionieristici sulla complessità.
“Essi sono ai miei occhi reciprocamente complementari o, piuttosto, direi che l’opera di Céline è complementare a quella di Proust. Che il mondo ristretto del Faubourg-Saint-Germain diventi un microcosmo di qualunque tessuto della vita umana, che l’amore per la madre abbia trovato l’espressione finalmente adeguata a quel che fino ad allora mi era sembrato indicibile, che abbia più in generale esteso il regno del dicibile alla complessità infinita  della nostra vita soggettiva, che abbia unito l’estrema precisione della parola, l’estrema sottigliezza dell’analisi a ciò che normalmente le è incompatibile, la traduzione della vita dell’anima e del sentimento, tutto ciò mi entusiasmava e soprattutto mi mostrava, senza ancora farne sorgere in me la nozione, che la verità risiedeva nella complessità.”

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