RECENSORE: Stefanie Risse, .

Titolo: Quadri da un’esposizione. 25 racconti per un autoritratto

Autore: Maria Pia Bruna Nicolussi

Editore: Equinozi ()

Collana: Storie

Anno edizione: 2020

Pagine: 224

ISBN: 9788898810284

25 racconti per un autoritratto

di Maria Pia Bruna Nicolussi

Sullo sfondo del tramonto sul mare, il ritratto di una donna giovanile, sportiva, pensierosa ma serena. Maria Pia accenna appena un sorriso, e con questo sorriso sembra che guardi la sua vita in 25 capitoli, da lei per noi raccontati.

I titoli dei 25 capitoli sono solo inizialmente stati suggeriti dall’indice ormai storico del Circolo di scrittura autobiografica a distanza di cui l’autrice fa parte da alcuni anni; parallelamente ha iniziato con il percorso della nostra Scuola Grafein, inevitabilmente, un percorso individuale, seguendo i richiami personali che il processo della scrittura stesso le suggeriva.

Ogni capitolo è una storia completa in sé ma leggendo una dopo l’altra, ci rivelano il filo rosso  che le lega tra loro e che indirizza la vita dell’autrice, dalla sua nascita e partenza felice nel suo piccolo paesino nelle Alpi,  Vò Sinistro d’Avio, ad Anghiari dove ormai risiede da diversi anni.

“A volte, osservando il percorso della mia vita da un punto di vista più alto, scorgo coincidenze che non possono passare inosservate, così che mi viene il sospetto che sotto le sembianze di un’apparente casualità sia sotteso un invisibile filo conduttore.” (pg.133)

Come primogenita di quattro veniva accolta e amata da mamma e papà. Ma il periodo felice finisce con l’inizio della scuola che porta al suo allontanamento da casa e anche da sua madre, la  “grande assente”. Non mancano comunque i momenti luminosi come la festa di Santa Lucia e  figure come il nonno Luigi o le maestre Gilmozzi e poi la Mondini, grazie all’insistenza della quale  ha potuto proseguire i suoi studi. Del padre “che amava raccontare storie” ci riporta come testimonianza la sua rocambolesca fuga dall’esercito fino a casa, a seguito dell’otto settembre 1943.

Diversi ricordi, alla luce di una precedente esperienza di analisi e dell’interpretazione dei sogni, vengono completati  da  commenti ed interpretazioni. Così la corsa furiosa sulla bicicletta e dell’incidente che ne deriva, per lei marcano il punto in cui imparava a controllare le sue emozioni – per il suo proprio bene.

Nelle sue scelte, Maria Pia  si lascia guidare da elementi e figure che le capitano “per caso”, segni del destino, come lo diventa per lei la beata Veronica Giuliani di Città di Castello –  senza lasciare fuori dagli occhi mai le sue mete che si pone sempre di nuovo, strada facendo.

Segue coraggiosamente e fiduciosamente le tracce del suo destino che la portano nel centro d’Italia, dove, dopo alcune esperienze di investimenti immobiliari e culturali nella vicina Umbria,  approda nella medievale città di Anghiari.

Nelle dolci colline della periferia riesce a realizzare una delle sue mete: dopo la ristrutturazione di un antico casale lei apre il Resort “Il Cardo” e diventa, per una decina d’anni,  imprenditrice turistica. Dopo aver lasciato l’attività nelle mani di una delle sue figlie, con il grande entusiasmo che la contraddistingue si impegna nella creazione di un’associazione culturale e – inevitabilmente  nella Città dell’Autobiografia – riscopre la sua passione per la scrittura.

Basta poco per essere felici: una penna, un foglio, un borgo antico, silente nel cuore della notte,
Ascolta anima, non ti serve altro! E’ proprio qui che voglio stare!” (pg.148)

In questo periodo recente, si guasta il rapporto con il suo partner e l’impresa della nuova associazione culturale dopo un inizio promettente fallisce;  rapporti affettivi e sociali si rompono; e come non bastasse: nei tempi del covid addirittura il suo amato orto subisce attacchi nemici! Con sincerità Maria Pia affronta anche il racconto di questi  momenti difficili, le delusioni – professionali o  sentimentali che siano –  e non si ferma mai nell’indagare delle loro ragioni.

Per lei anche essi sono  opportunità  per riflettere, riposizionarsi, ripartire.

Nei capitoli che riguardano il passato recente e la sua età matura, la scrittura si libera dai canoni classici del racconto autobiografico e spazia tra l’analitico – riflessivo,  il poetico e la prosa umoristica del “Giallo ai tempi del Coronavirus”. Molti sono le  riflessioni sulla scrittura.

“Ed è così che continuerò a scrivere, cioè a mettere in ordine e a far uscire su un foglio bianco i miei pensieri, le mie emozioni, le mie immagini, come se qualcuno prima o poi dovesse leggerle …”(pg. 219)

Ecco fatto, e con grande piacere: la sincerità della sua scrittura, la ricchezza del vissuto e la profondità dello sguardo rivolto verso se stessa e la sua storia, mi hanno preso sin dall’inizio ed è stato facile seguire Maria Pia non solo sulle vette dei monti più alti  ma anche nelle profondità della propria psiche. Ammirevole il suo coraggio, la sua autonomia, la sua capacità di decidere, di guardare sempre avanti per re-inventarsi; la sua tenacia nello  scegliere e seguire il destino al quale lei stessa pone le sue mete: il casale in Italia centrale – fare l’imprenditrice  –  trovare l’amore – scrivere il suo libro!

Congratulazioni  a Maria Pia per le mete raggiunte , – e a voi:  buona lettura!

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